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Bertoni: l’uomo che ha disegnato citroën

Può sembrare azzardato come titolo, anche perché non l’ha fatto da solo, ma le tre auto iconiche (termine oggi abusato ma che in questo caso calza a pennello) del Double Chevron, quelle che guardandole da lontano vien da dire “ecco una Citroën”, le ha disegnate lui.

Prima il restyling delle Rosalie, indispensabile in attesa della nuova Traction Avant, poi… la Traction Avant, suo capolavoro scolpito in una notte. Quindi il lavoro di riprogettazione della 2CV, progetto da cui l’avevano escluso perché “non dev’essere bella”, ma poi era brutta davvero.

La DS19, progettata tra il 1938 ed il 1955, ma in realtà scolpita in un blocco di gesso in poche ore, una domenica mattina. Infine la sua “preferita”: l’auto pensata per essere una piccola DS, ma costruita sul pianale della 2CV, comoda per quattro, con tanti bagagli: l’AMI6.

Scultore, pittore, architetto e car designer, è l’uomo che più di ogni altro ha segnato lo stile della Marca del Double Chevron.

Vi proponiamo due libri per conoscerlo meglio, ne abbiamo poche copie quindi approfittate.

Questo è FLAMINIO BERTONI edito da Macchione nel ’97

E questo è “AUTO DI IERI NEL MITO DI OGGI“, gli atti del convegno su Flaminio Bertoni tenutosi al Museo a lui dedicato nel febbraio 2008.

Eccovi una presentazione dei due volumi:

La Dea della Triennale

Quanti di conoscono questa immagine?

Si tratta della DS19 esposta esattamente sessant’anni fa alla Triennale di Milano del 1957, montata su un piedistallo e carenata nella parte inferiore, un lavoro curato da Citroën Italia sotto la direzione dell’ingegner Camillo Saini, allora direttore tecnico della filiale italiana.

La vettura fu esposta nello spazio dedicato alla Francia e si aggiudicò il premio della giuria come “opera d’arte industriale”, provocando il disappunto di Flaminio Bertoni che tante volte aveva inviato le sue sculture alla Triennale e che mai era riuscito a vederne una esposta.

Quell’anno, Flaminio arrivò in Italia per trascorrere il mese di agosto in compagnia dei suoi amici varesini e come di consuetudine passò da Milano a visitare la triennale. Quando trovò la “sua” DS19 esposta ebbe un tuffo al cuore, un secondo tuffo lo ebbe pochi secondi dopo, vedendo che alla base del piedistallo c’era scritto semplicemente “Citroën DS19” e del suo nome non v’era trraccia.

Dopo molti mesi passati a covare la rabbia (era un tipo decisamente collerico), prese carta e penna e scrisse alla Triennale, rivendicando la paternità della vetture esposta (e premiata) a Milano.

La risposta arrivò… da Parigi, più precisamente da Pierre Bercot che gli ricordò senza girarci troppo in torno che lui era semplicemente uno dei tanti “quadri” dell’azienda e nulla più.

Due anni più tardi, dopo aver girato l’Europa, la vettura fu donata al Museo dell’Automobile di Torino, da poco aperto nella splendida sede che occupa tutt’oggi, su un piedistallo più piccolo dov’era esposta comunque inclinata.

Successivamente, persa negli anni la carenatura, fu esposta in posizione normale per poi ritrovare pochi anni fa il suo slancio verso il cielo.

La potete vedere qui, in un filmato che abbiamo dedicato alla DS alla Triennale: https://www.youtube.com/watch?v=eH2IpRdcsI0