Spezzare la catena con una valanga di sorrisi

Un frammento molto interessante dal volume “La tragedie d’André Citroën” di Silvain Reiner (Amiot Dumond, 1954)

 

“E’ curioso, -disse Citroën a due o tre amici- la stampa non smette di strillare che io recito il ruolo di Ford, che ho importato Ford, che sono il Ford francese… Stupidaggini… Glielo lascio dire… Un’ottima pubblicità… Non si fa buona pubblicità con le sfumature.

Ma, detto tra noi, io ammiro Ford come si ammira un bel mostro… Mi stupisce come un orologio di cui non si conoscono i meccanismi.”

 

Durante le riunioni riservate, in rue Octave-Feuillet, l’interlocutore osservava: “lei dice sempre che Ford ha creato una meraviglia di questo secolo…”

“un’opera dentro la quale non circola una sola goccia di sangue… l’opera del signor Ford è gigantesca e fredda come un serpente…”

“ma qual’è la differenza tra la catena di montaggio di Ford e la sua?”

“Chiedetelo a Guillot, che è stato a Detroit ed ha cercato, nonostante il controspionaggio che lo seguiva, di buttare uno sguardo sotto ai tavoli… racconti, Guillot…”

Un’espressione sarcastica comparve sulla figura pallida, magra, di Guillot. I suoi occhi si infossarono ancor di più. Impastandosi le mani, si preparava, diremmo, a soffiare sulla brace, ad alzare la fiamma nel bracere…

Darling, with your permission…”

La moglie di Guillot era inglese, ed ogni volta che si rendeva conto d’essere in procinto d’arrabbiarsi -benché la collera fosse nociva alla sua salute- avvisava sua moglie con una leggera pressione sulla mano, dolcemente, in inglese:

Darling, with your permission…”

Che significava “cara, col tuo permesso…” ma soprattutto “non fermarmi… nemmeno se arrossisco…”

“Ho visto uscire gli operai dalla Ford alla sera -disse Guillot- Era uno spettacolo fantastico. Dovevate vedere: riuniti, ansimanti nello stesso gruppo, diecimila, ventimila operai, vuoti, neutralizzati, out? Pronti per una sepoltura di massa. Potremmo dire che erano abiti che camminano, maniche vuote che deambulano e migliaia di sguardi ovattati…

Vi assicuro che, anche se li aveste salutati, non vi avrebbero risposto. Vi avrebbero guardati senza vedervi, non vi avrebbero capiti… Se ci fosse strato, all’uscita della fabbrica, un predicatore che li invitasse ad intraprendere una crociata, avrebbe dovuto inseguirli uno ad uno, perché erano completamente svuotati… Pronti a vendere padre, madre, figli, moglie e la loro stessa anima per un’ora di sonno…”

Guillot tossì, poi continuò, con occhi accesi e voce rauca, penetrante:

“E se, per caso, tra questi ventimila robot marcati Ford, ce ne fosse stato uno, uno solo, all’uscita che per audacia, provocazione o sfida, avesse mostrato ancora un sorriso…”

Please, disse la signora Guiollot, cercando di fermare il marito.

Guillot spostò la mano della moglie che cercava di ridurre la sua indignazione e continuò, sicuro:

“Se, per caso, quest’uomo sorridente si fosse permesso -orrore supremo- di uscire dalla Ford con passo allegro… ecco! Signori, l’indomani l’avrebbero immediatamente trasferito, cambiandolo di reparto, costringendolo ad un lavoro più pesante, dove hanno meno pietà…

Perché penserebbero d’essere stati traditi, che quel sorriso era osceno, che andava contro la gloria di Henry Ford, Detroit…”

Si -disse André Citroën- io vorrei che noi arrivassimo, a Javel, a creare dappertutto dei sorrisi supplementari, in tutti i reparti, in tutti gli anelli della catena.. Questa catena, necessità del nostro secolo, non la possiamo più cancellare, ma abbiamo il dovere di distruggerla con questa massa di sorrisi

Uno degli invitati a quella riunione si chiamava Charles Spencer Chaplin. Nasceva quella sera lo script di Tempi Moderni.

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